Donna afghana in controluce che scrive su un quaderno vicino a una finestra

Campagna italiana per i diritti delle donne afghane

Istruzione.
Lavoro.
Libertà.

Campagna italiana per i diritti e la dignità delle donne afghane.

Per molte donne afghane, studiare, lavorare e scegliere il proprio futuro è diventato un atto di resistenza.

Cosa sta accadendo

Diritti fondamentali trasformati in divieti.

Alle donne afghane vengono negati diritti fondamentali: studiare, lavorare, muoversi liberamente, partecipare alla vita pubblica e scegliere il proprio futuro.

01

Istruzione negata

L'accesso alla scuola e all'università viene spezzato proprio dove dovrebbe nascere autonomia, sapere e futuro.

02

Lavoro vietato

Professioni, stipendio e indipendenza economica vengono cancellati, con effetti diretti su famiglie e comunità.

03

Libertà cancellata

Muoversi, apparire, parlare e partecipare alla vita pubblica diventa sempre più difficile e rischioso.

Non è solo politica. È vita quotidiana.

Quando a una donna viene tolto il diritto di studiare, non viene spento solo il suo futuro: viene ferita un'intera società.

Herat, giugno 2026

La repressione entra nella vita quotidiana.

Nelle ultime settimane, nella provincia di Herat, si è registrato un ulteriore irrigidimento dei controlli sulle donne nello spazio pubblico. Pattugliamenti, arresti, intimidazioni e violenze hanno alimentato un clima di paura che colpisce la libertà di movimento, la presenza pubblica e perfino l'accesso alle cure.

Sorveglianza

Non è solo controllo. È intimidazione quotidiana.

Secondo testimonianze e fonti locali, l'aumento delle pattuglie e l'inasprimento delle regole sull'abbigliamento femminile hanno reso più rischioso uscire, attraversare i quartieri, entrare nei mercati e vivere gli spazi comuni. In alcuni casi, i controlli sono stati percepiti come invasivi e umilianti.

Memoria

Il nome che non deve essere cancellato

Tra le vittime della repressione c'era Morteza Karimi, un adolescente colpito durante le proteste contro le nuove restrizioni imposte alle donne. La sua morte è diventata il simbolo di una violenza che non vuole solo reprimere, ma anche impedire memoria, cura e testimonianza.

Quando un potere teme perfino il ricordo di un ragazzo ucciso durante una protesta, quel ricordo diventa ancora più necessario da custodire e diffondere.

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Primo piano di una donna afghana in una stanza illuminata da luce calda

Perché questa campagna

Informare, sensibilizzare, mobilitare.

La campagna “Istruzione. Lavoro. Libertà.” nasce per amplificare in Italia la voce delle donne che resistono in Afghanistan. Vogliamo promuovere consapevolezza, incontri, eventi, manifestazioni e azioni concrete.

Informazione

Rendere visibile ciò che viene normalizzato o rimosso dal dibattito pubblico.

Presenza pubblica

Portare il tema nelle piazze, nei circoli, nelle scuole e negli spazi civici.

Solidarietà concreta

Creare legami duraturi tra chi testimonia, chi organizza e chi decide di agire.

Eventi, incontri e manifestazioni

Presenza civile, voce collettiva.

Nuovi appuntamenti saranno annunciati presto.

Domenica 28 giugno

Incontro pubblico in lingua farsi

Polocivico Esquilino, via Galilei 57, ore 19:30

Incontro pubblico in lingua farsi dedicato alla restituzione e al confronto sulla manifestazione del 21 giugno a Roma.

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